Roma e il mare durante il periodo repubblicano
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I Romani sono rinomati per essere un popolo di agricoltori, legato alla terra e poco avvezzo al mondo marittimo. Basti pensare alla leggenda relativa all’origine della loro prima flotta : fu copiando una nave cartaginese arenatasi che essi sarebbero riusciti, durante la prima guerra punica (264-241 a.C.), a costruire una flotta che consentì loro di affrontare gli avversari (Pol., 1, 20, 15-16). Gli elogi della posizione geografica di Roma, a breve distanza dalla costa ma non direttamente sul litorale, illustrerebbero anch’essi la presunta riluttanza dei Romani alla navigazione e, più in generale, il loro rapporto ansioso e prudente con il mare. Si potrà pensare, a questo proposito, al discorso di Camillo dopo la presa di Roma da parte dei Galli (390 a.C.) o alle riflessioni di Cicerone sull’argomento nel De Re Publica :
Liv. 5.54 : Non sine causa di hominesque hunc urbi condendae locum elegerunt, saluberrimos colles, flumen opportunum, quo ex mediterraneis locis fruges deuehantur, quo maritimi commeatus accipiantur, mari uicinum ad commoditates nec expositum nimia propinquitate ad pericula classium externarum, regionum Italiae medium, ad incrementum urbis natum unice locum
Non senza ragione gli dèi e gli uomini scelsero questo luogo per fondare la città: dei colli saluberrimi, un fiume adatto per trasportare le biade dai paesi dell'interno e per ricevere le merci dal mare, il mare vicino per offrire i suoi vantaggi, ma non esposto per troppa vicinanza alla minaccia di flotte nemiche, una posizione centrale nell'Italia, singolarmente propizia allo sviluppo della città. (UTET)
Cic. rep. 2.3 : Urbi autem locum, quod est ei, qui diuturnam rem publicam serere conatur, diligentissime providendum, incredibili oportunitate delegit. Neque enim ad mare admovit, quod ei fuit illa manu copiisque facillimum, ut in agrum Rutulorum Aboriginumque procederet, aut in ostio Tiberino, quem in locum multis post annis rex Ancus coloniam deduxit, urbem ipse conderet, sed hoc vir excellenti providentia sensit ac vidit, non esse oportunissimos situs maritimos urbibus eis, quae ad spem diuturnitatis conderentur atque imperii.Quindi scelse per questa città un luogo incredibilmente adatto, previdenza che deve essere considerata con somma diligenza da chi intenda fondare uno Stato duraturo. Non si avvicinò infatti al mare, cosa che gli sarebbe stata facilissima con quelle schiere a sua disposizione per avanzare nel territorio dei Rutuli o degli Aborigeni, o fondare la propria città alle foce del Tevere, colà dove molti anni dopo il re Anco stabilì una colonia, ma, da uomo di squisita previdenza, s'accorse e vide che i luoghi litoranei non erano i più adatti a quelle città che fossero fondate in vista di una lunga durata e di un domino. (UTET)
Xavier Lafon aveva già rilevato un apparente paradosso in apertura del suo volume sulle villae litoranee dell’Italia romana: come spiegare che i Romani, la cui letteratura esaltava costantemente la terra, attribuissero un valore così elevato alla villa marittima come tipologia di abitato (Lafon 2001, p. 3)? Lo stesso Theodor Mommsen scriveva già nella sua Römische Geschichte: “ Nei suoi antichissimi primordi Roma era stata certamente una città marinara; né mai fu così dimentica delle sue tradizioni, né sì incauta, anche nel colmo della sua fortuna, da trascurare la marineria da guerra e non pensare che alle forze terrestri. ” (Mommsen 1976, p. 428). Ciò nonostante, le fonti letterarie e archeologiche attestano l’attività continua di Roma e dei Romani sulle coste italiane e nelle acque del Mediterraneo a partire dal IV secolo a.C., di cui una delle manifestazioni più visibili fu senza dubbio – benché non l’unica – la deduzione delle cosiddette colonie marittime, inaugurata nel 338 a.C. secondo la tradizione letteraria. C’è anche da considerare che Roma fu in grado di affrontare Cartagine sul mare fin dall’inizio della prima guerra punica. Più globalmente, l’idea stessa che l’Urbs fosse una città fondamentalmente avversa alle attività marittime e riluttante a rivolgersi al mare è stata confutata da numerosi studi, che hanno dimostrato come il rapporto dei Romani con il mare fosse in realtà, sotto molti aspetti, assai più profondo e complesso di quanto spesso si rappresenti, oltre che più antico.
Questo tema merita senza dubbio di continuare a richiamare la nostra attenzione. Dagli studi pionieristici di J. H. Thiel (Thiel 1946 e 1954), la letteratura scientifica si è in primis focalizzata con particolare attenzione sullo sviluppo della marina e sulle questioni militari (ad es. Wallinga 1956; Reddé 1986; Morrison 1996; Steinby 2007). Parallelamente, gli aspetti tecnici della navigazione sono stati oggetto di numerosi e approfonditi studi (si vedano in particolare Pomey 1997; Pomey e Rieth 2005), così come le relazioni internazionali nel bacino mediterraneo e la lotta alla pirateria (oltre al classico Ormerod 1924, si vedano Gianfrotta 2014 e Sintès 2016), e la nascita dell’imperialismo romano.
La marina romana, con le sue origini, il suo sviluppo e la sua organizzazione, costituisce senz’altro un elemento centrale per qualsiasi riflessione sull’espansione di Roma nel Mediterraneo, senza tuttavia esaurire le considerazioni. In quanto spazio di confronto tra poteri militari e politici, il mare è stato infatti oggetto, negli ultimi trent’anni, di un’attenzione crescente anche da prospettive diverse, che ne hanno messo in luce il ruolo quale luogo di scambio, di mobilità e di attività commerciali (Andreau e Virlouvet 2002; Damian e Wilson 2011, Schäfer 2016 éd.), nell’ambito dell’elaborazione di un diritto specifico (Fiori 2010, Candy 2019, Chevreau 2021). Di ampio respiro, questi studi scaturiscono dallo sviluppo della ricerca archeologica e sono tuttora particolarmente dinamici, che si tratti dello studio dei porti quali spazi urbani e commerciali specifici (Ostia-Portus, Antium, Puteoli; si vedano, ad esempio, Zaccaria 2001, Felici 2016 o Bruun 2025, e i progetti di ricerca su Portus, cfr. Keay 2016), nonché l’analisi dei flussi di merci e della circolazione delle popolazioni attraverso il Mediterraneo e oltre (Tchernia 1986; Tchernia 2011; Botte 2009; Olcese [a cura di] 2013; Marin e Virlouvet 2016; Schneider 2019; Bernal-Casasola et al. 2021; Rico 2022). Strettamente legate a queste tematiche sono le ricerche condotte sulle rotte di navigazione e sulla geografia marittima (Arnaud 2005), l’analisi dei litorali come luoghi di insediamento e di sfruttamento delle risorse marine (Lafon 2001), come spazi di interfaccia, e lo studio dei santuari costieri (Jaia e Molinari 2012; Michetti 2016). Più recentemente, la storia e l’archeologia dell’ambiente, la storia delle rappresentazioni e la storia culturale, hanno ulteriormente arricchito la nostra comprensione del rapporto che le società antiche intrattenevano con gli spazi marittimi (ad es. Kosmin 2024).
La comprensione delle varie dimensioni dello spazio marittimo e delle sue dinamiche evolutive appare quindi complessa, mutevole e pluriforme, e gioverebbe di un dialogo stretto tra vari approcci che spesso si sviluppano su strade parallele. Ad esempio, incroci riflessivi più profondi tra problematiche economiche e commerciali da un lato e militari dall’altro sarebbero sicuramenti proficui. È risaputo che l’espansione militare abbia avuto un impatto rilevante sui traffici commerciali e che i Romani potessero scegliere di mettere in sicurezza le proprie rotte commerciali o aprirne di nuove usando le armi. La messa in relazione di diverse tematiche sul filo rosso del rapporto con il mare permetterebbe di elaborare interpretazioni innovative, come già evidenziato in alcuni contesti geografici (ad es. Michetti 2016 ; Bertrand, Botte e Jelinčić 2022).
Il convegno si prefigge pertanto di riesaminare il rapporto dei Romani con il mare in tutte le sue molteplici dimensioni. L’invito è rivolto a studiosi (dottorandi, post-dottorandi, ricercatori) di storia, archeologia, storia dell’arte, antropologia classica, filologia e studi classici. Le proposte di intervento dovranno fondarsi su ricerche originali e potranno inserirsi in una o diverse delle seguenti tematiche :
- Il mare come oggetto dei discorsi e degli immaginari (poesia, filosofia, geografia, opere storiche). Rientrano in questo ambito anche le spedizioni marittime di grande portata e la conoscenza che i Romani avevano di tali spazi, ad esempio in termini di saperi scientifici e geografici.
- Esplorare, controllare, dominare. L’attenzione potrà essere rivolta alla realtà delle prime iniziative marittime romane, alle fasi di sviluppo di una flotta da guerra, in rapporto alle tappe e alle modalità dell’affermazione del controllo romano sulle coste e sulle isole.
- L’appropriazione dei litorali: quali forme di valorizzazione per questi territori specifici? Quali difficoltà e vincoli?
- L’economia del mare, ovvero il mare come spazio economico attraversato da una molteplicità di flussi.
- La storia di Roma attraverso il prisma del mare, vale a dire interrogarsi se e in che modo il mare abbia svolto un ruolo specifico nella costruzione della Repubblica romana, nei rapporti di Roma con i vicini italici e nelle dinamiche di conquista su scala peninsulare.
Le proposte dovranno rientrare in queste prospettive (che non sono esaustive) e non esitare a incrociarle. Un breve riassunto della proposta (massimo 500 parole), accompagnato da un breve CV (massimo una pagina) per i dottoranti e post-dottorandi, dovrà essere mandato entro il 13 marzo 2026 a :
Audrey Bertrand (dirant(at)efrome.it) e Thibaud Lanfranchi (thibaud.lanfranchi(at)univ-tlse2.fr).
Le risposte saranno mandate non oltre il 31 marzo.
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